lunedì 4 luglio 2016

#FramesOfItaly, la mia Italia sconosciuta raccontata con Samsung Italia. Parte II, Salento



 La seconda parte del viaggio con Samsung Italia alla ricerca dell'Italia sconosciuta mi ha portato in Salento.
In concomitanza dell' Instagram tour SalentoUpnDown (qui) ho avuto la possibilità di scoprire posti degni di nota, alcuni fuori dai classici itinerari turistici.
Dalla Grotta della Poesia e le sue cavità nella roccia, al borgo della piccola Specchia, passando per le cave di pietra leccese dove viene estratta la pietra, base dell'architettura salentina, e per finire Gallipoli, perla dello Ionio, nel suo porto vecchio.






Una foto pubblicata da Ruggero Falone (@ruggero_falone) in data:






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giovedì 30 giugno 2016

#SalentoUpnDown su e giù per il Salento a bordo di un hashtag

Lido Marinelli, Patù. Ph. Luca Cosimo Coluccia
#SUD2016 è stata la seconda edizione di #SalentoUpnDown, un progetto legato alla ricerca in ambito di turismo digitale, portato avanti dal Laboratorio di e-Government - LeG dell'Università del Salento.
24 digital influencer, blogger e giornalisti provenienti da 11 paesi del mondo per 6 giorni su e giù per il Salento a bordo di un solo hashtag: #SalentoUpnDown.
Un viaggio nel cuore del Salento, dalla sua costa adriatica a quella ionica, centinaia di km percorsi in 6 giorni per guardare con gli occhi e documentare le bellezze made in Puglia che hanno reso il Salento negli ultimi anni una delle mete turistiche più gettonate nel meridione e non solo.
Parlare di Salento vuol dire parlare delle sue spiagge incontaminate, delle acque cristalline dei suoi mari e dei suoi centri storici dove si respira il sano vivere mediterraneo.
Racchiudo la mia esperienza a bordo di un hashtag palando di 6 località degne di nota, alcune già conosciute, altre meno, in compagnia di Skyscannerit.
  • Grotta della Poesia
  • Gallipoli
  • Otranto
  • Specchia
  • Castro
  • Corigliano d'Otranto
Grotta della Poesia

Quando il blu delle acque dell'Adriatico lambisce la terra del Salento esplode la Poesia, ed è essa stessa la poesia a dare il nome ad una grotta.


La grotta della Poesia in località di Melendugno è uno spettacolo che lascia di stucco, il blu intenso del mare che s'infrange sulle rocce della cava.
Come il mare che con la sua forza ha scavato la roccia formando la grotta, così la grotta scava nel profondo di chi l'ammira per la prima volta, e restarne indifferenti è impossibile.
Le origini della grotta sono da ricercarsi tra i fenomeni carsici e al suo interno troviamo testimonianze di epoche molto lontane, dalla messapica alla preistorica.
La leggenda vuole che una principessa andasse a fare il bagno nella grotta, la sua bellezza era tale da togliere il fiato che molti poeti accorsero nella grotta per trarre ispirazione per i loro versi, narrando così nelle loro opere di principesse orientali e regine nordiche. La storia portò così la grotta ad essere conosciuta come Grotta della Poesia.
Oggi la Grotta della Poesia è una delle dieci piscine naturali più belle al mondo ed è una delle località più suggestive del Salento.
La grotta è posta tra Torre dell'Orso e San Foca, per raggiungerla bisogna recarsi nella località di Roca a Melendugno.


Una foto pubblicata da Ruggero Falone (@ruggero_falone) in data:



Gallipoli

La mia meta turistica ideale è quella che coniuga arte, cultura, divertimento e natura, Gallipoli centra nel pieno tutte le richieste e rimane la meta da segnare assolutamente in agenda per una vacanza in Salento.
Lo Ionio la cinge a se con le sue acque e ne fa una perla, la Perla dello Ionio, Gallipoli ha la caratteristica di protendersi in mare e di essere collegata alla terraferma da un ponte, una vera e propria isola nello Ionio.
La parte sulla terraferma è il borgo, ma la parte più interessante e caratteristica rimane il centro storico ubicato nell'isola, racchiuso in mura di difesa messe in piedi per difendere la città dal nemico che giungeva dal mare.
Pieno di vicoli e stradine, il centro storico di Gallipoli è un vero gioiello di edilizia. Il modo in cui i raggi del sole penetrano tra gli stretti vicoli e illuminano le facciate dei palazzi e delle corti storiche fanno risaltare tutti i dettagli e i particolari, rendendo il centro storico un'opera d'arte salentina.



Camminando per il centro ci si imbatte in una delle più belle chiese della Puglia, la Basilica concattedrale di Sant'Agata, nota anche come duomo di Gallipoli. A croce latina con tre navate, la sua bellezza risalta allo sguardo di chi percorrendo i vicoli si imbatte nei dettagli scolpiti sulla facciata in pietra leccese.



La caratteristica di Gallipoli è quella di essere circondata dal mare e passeggiando nel centro storico ci si ritrova in pochissimi minuti in spiaggia. Sarà proprio la città a tuffarsi letteralmente nel blu delle acque dello Ionio e in una delle sue spiagge più belle, la spiaggia della Purità. L'acqua cristallina e la sabbia color d'oro rendono questa spiaggia una delle più belle di Gallipoli, essa prende il nome dalla Chiesa di Santa Maria della Purità nelle vicinanze.



Un percorso da compiere a Gallipoli è quello all'interno del mercato del pesce. Tra le urla e i richiami dei pescatori nei vari banchi, l'asta al suo interno è da sempre richiamo per ristoratori e rivenditori locali per via dell'ottima qualità del pescato. Se si capita prima di pranzo come successo a me, si assiste al rito dell'aperitivo, gli stessi pescatori, armati di coltellino apriranno i vari molluschi, come fasolari, cannolicchi o le pregiate ostriche e li offriranno agli avventori del mercato.





Lo spettacolo del mare è sempre a portata di mano nella città, uscendo dai vicoli del centro si giunge in posti come la Riviera Diaz, dove si assiste a panoramiche incorniciate nel fascino del porto vecchio di Gallipoli.

Una foto pubblicata da Ruggero Falone (@ruggero_falone) in data:





Castello Aragonese


Passeggiata panoramica lungo la Riviera Diaz
Porto vecchio
Veduta della parte nuova dal porto vecchio di Gallipoli

Spiaggia della Purità








Otranto

Ci sono infinite sfumature di blu tra cielo e terra e poi c'è il mare di Otranto che le racchiude tutte.
La città più a oriente dello stivale, colei che da il nome allo stretto che lo separa dalla penisola balcanica, colei che nella sua Punta Palascia vede per prima l'alba del nuovo giorno, Otranto, un' altra località toccata durante #SalentoUpnDown.
Come le altre cittadine salentine, anche Otranto si caratterizza per i suoi vicoli stretti, dai colori dal bianco al giallo, i colori tipici della pietra leccese.
Due luoghi di forte interesse storico della città sono la Cattedrale dell'Annunziata e il Castello Aragonese. La Cattedrale costruita dai Normanni durante la loro dominazione, è famosa perché al suo interno sono custodite parte delle reliquie dei Santi Martiri di Otranto, gli 813 otrantini uccisi nel 1480 dai turchi colpevoli di aver rifiutato la fede musulmana.
Il Castello Aragonese si specchia nel mare e domina la città ed è testimonianza del passaggio degli Aragonesi nella città.


La storia e i suoi eventi che hanno segnato Otranto attraverso tutte le dominazioni e le ferite, i paesaggi, il mare, l'architettura, fanno si che una vacanza nella cittadina diventi un vero e proprio viaggio.



Una foto pubblicata da Skyscanner Italia (@skyscannerit) in data:









Specchia


Le specchie, i cumuli di pietra che i Messapi usavano come sistema di avvistamento e difesa contro i nemici, danno il nome alla piccola cittadina di Specchia nel Salento.
Definita "Gioiello d'Italia, Specchia è uno dei borghi più belli della penisola.
Passeggiando per i vicoli caratteristici del piccolo borgo è possibile ammirare le decorazioni barocche sugli edifici, 
i balconi addobbati di fiori, e i caldi paesaggi meridionali visibili dalle postazioni panoramiche. 

Tutto ciò conferisce a Specchia una piena espressione del vivere mediterraneo.

Nella piazza principale, Piazza Del Popolo, troviamo l'edificio simbolo della cittadina, il Palazzo Protonobilissimo-Risolo, una costruzione cinquecentesca adibita a edificio residenziale proprio dai marchesi Protonobilissimo, oggi una parte è del comune, la restante è proprietà di privati.
Specchia coi suoi angoli incastonati tra le scalinate e i vicoli bianchi è esempio del vivere con lentezza, col tempo che pare sia passato senza lasciare traccia dei suoi innumerevoli cambiamenti.
Da non perdere a Specchia sono i Frantoi Ipogei, tipici del Salento, ricavati in banchi di pietra leccese e posti pochi metri sotto il piano stradale.









Castro Marina

Quartiere di Castro, chiamata dai leccesi "Casciu de sutta" per via della sua posizione nella parte bassa, proprio sul mare. Da Castro Marina si gode lo spettacolo della città di Castro nel colore bianco delle sue abitazioni.
Il litorale di Castro è contraddistinto dall'asprezza della roccia, da non perdere la grotta Zinzulusa famosa per le stalattiti la suo interno.
Proprio a Castro Virgilio nell'Eneide colloca il primo approdo di Enea in Italia.

Castro







Corigliano d'Otranto

Base dell'architettura barocca leccese è la sua pietra, una roccia calcarea le cui origini affondano a ben ventitré milioni di anni fa.
La pietra affiora naturalmente dalla terra e viene estratta nelle cave a cielo aperto con una profondità di decine e decine di metri, quella visitata durante #SalentoUpnDown è stata la Cava di Corigliano d'Otranto.
La sua roccia è pura e malleabile è di facile lavorazione, le sue gradazioni di colore dal giallo al bianco sono le stesse che ritroviamo nell'architettura salentina.

Cava di Corigliano d'Otranto



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La stessa pietra leccese che ritroviamo nelle decorazioni raffiguranti figure umane nel castello di Corigliano d'Otranto, non molto distante dalla cava, figure disegnate da un architetto del paese.
A pianta quadrata con quattro torrioni circolari, il castello di origini medievali, fu adeguato nel 1500 alle esigenze di guerra.
Il castello conserva l'antico fossato come nelle vecchie fiabe, ma non l'originale ponte levatoio, al suo posto un normale passaggio in pietra attraverso il quale si accede all'interno del castello.
La leggenda narra di un fantasma all'interno del castello, ne è testimone lo stesso sindaco che da bambina risiedeva nel castello.
Oggi i due torrioni posteriori sono adibiti ad appartamenti da affittare ai turisti.



domenica 19 giugno 2016

#FramesOfItaly, la mia Italia sconosciuta raccontata con Samsung Italia. Parte I

Galaxy S7 Egde e il Lago di Bomba (CH)
Fotografare vuol dire scrivere con la luce e scriviamo quello che abbiamo visto, sentito e vissuto.
Più dei pixel, più della risoluzione, la tecnologia ha il compito di inseguire la perfezione imitando ciò che c'è di più avanzato, ovvero i nostri sensi.
Con Samsung Italia ho intrapreso un viaggio lungo un anno, a bordo del nuovissimo smartphone Galaxy S7 Edge, un viaggio chiamato #FramesOfItaly che avrà il compito di valorizzare l'Italia sconosciuta e tutte le sue piccole realtà locali, creando un vero storytelling atto a risaltare le caratteristiche di ogni singola area geografica.
Il viaggio si articola in 5 scatti mensili in cui il protagonista indiscusso è il nuovo Galaxy S7 Edge e l'alta definizione della sua fotocamera.

I dettagli del Galaxy S7 Edge

Il racconto della mia Italia sconosciuta parte dalla mia terra d'origine, l'Abruzzo e 4 posti poco noti che spaziano dai territori del Sangro Aventino come il piccolo Lago di Bomba con la piccola cittadina di Colledimezzo arroccata nei pressi delle sue sponde per poi giungere fino al mare, sulla costa dei Trabocchi, catturando all'alba tutta la poesia dell'architettura del trabocco Punta Torre, e la località di Punta Aderci nel suo promontorio.





Con @samsungitalia condivido la mia Italia sconosciuta nel mio #FramesOfItaly in formato #GalaxyS7edge. Poco conosciuto nelle terre del Sangro Aventino é il lago di Bomba, un lago artificiale creato in seguito allo sbarramento del fiume Sangro. La sua storia è recente, risale all'immediato dopoguerra, e porta con se tutta la voglia di riscatto delle popolazioni limitrofe che per ridurre la continua emigrazione diedero in concessione ad un' azienda municipalizzata di Roma per la produzione di energia elettrica,  l'utilizzo a scopo idroelettrico delle risorse del fiume Sangro. I lavori vennero ultimati nel 1961 producendo una diga in terra battuta, unica in Europa, una centrale elettrica e le relative condotte, dando lavoro a migliaia di giovani e uomini della zona. Parte dell'energia consumata a Roma è prodotta grazie a questo lago. Un piccolo frame della mia regione. #samsung #samsungitalia #abruzzo #igerschieti #yourabruzzo #lagodibomba #myabruzzo #igersabruzzo #livetravelchannel #bbctravel #natgeotravel #royalsnappingartists #flashofdelight #cnttraveler #overlay_project #lovetheocean
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Il viaggio #FramesOfItaly continua nel mese di giugno e farà tappa in Salento, nei posti sconosciuti dell'Instagram Tour #SalentoUpnDown.

giovedì 19 maggio 2016

Mostar, un ponte sul futuro

Mostar

La storia ci insegna che tutti gli accadimenti del passato siano stati scritti per lasciare un segno nelle attuali e prossime generazioni, perché tutto quello che di cattivo e spietato è stato compiuto verso popoli, minoranze, non possa mai più ripetersi.
I Balcani negli anni 90 hanno scritto un capitolo importante della storia contemporanea, la guerra al suo interno ha sancito degli strappi tra le diverse etnie presenti e ridisegnato le cartine geografiche in seguito al dissolvimento dell'ex Repubblica Jugoslava.
La proclamazione d'indipendenza della Bosnia-Erzegovina ha portato le truppe jugoslave, serbe e montenegrine ad invadere nell'aprile del '92 la piccola cittadina di Mostar e porla in uno stato di assedio.
L'assedio si è protratto per diversi mesi fino a quando i croati bosniaci e i bosniaci musulmani riuscirono a respingere le truppe jugoslave.
In questo clima di odio, un altro odio ancor più profondo si insinuò nella piccola cittadina, iniziò infatti lo scontro tra i croati bosniaci e i bosniaci musulmani per il controllo di Mostar. Cosa spinse due etnie che per anni avevano convissuto pacificamente a dichiararsi guerra l'un l'altro è qualcosa che andrebbe studiato nella sociologia e nella storia. Il culmine di questa guerra civile arriva il 9 novembre del '93 quando un colpo di mortaio croato distrugge lo Stari Most, il vecchio ponte, simbolo della città. I lavori per la ricostruzione iniziarono subito dopo e nel 2004, il ponte è stato interamente ricostruito e riconsegnato alla città.
Se siete dei viaggiatori backpacker come me e arriverete a Mostar in treno o in autobus, io sono arrivato da Sarajevo (ve ne ho parlato qui), l'impatto sarà molto forte.
Il centro storico di Mostar dista circa 15 minuti di cammino dalla stazione e il primo approccio l'avrete con la zona residenziale della città. Nonostante sia terminata, la guerra continua a vivere anche dopo la deposizione delle armi, la vedrete negli edifici sventrati dalle granate e non ricostruiti, nei fori nei muri dovuti ai colpi di mitraglia dei soldati che rincorrevano quelle che sarebbero state le vittime del massacro.




Giungerete sul primo ponte della città e sotto i vostri occhi le verdi acque del Fiume Neretva che divide in due Mostar.



Da una parte i musulmani, ortodossi e cattolici dall'altra, il ponte era lì, congiungeva da una parte all'altra, senza odio o particolari antagonismi le etnie, che vivevano e morivano assieme. 
I ponti servono a questo, a creare un collegamento, metafora di un congiungimento tra due pensieri, due opinioni, due esseri umani, dove non arriva la natura a collegare due sponde ci pensa l'uomo che ne costruisce uno. 
Cosa ben diversa sono i muri, quelli quando si alzano gettano il silenzio e da una parte all'altra s'insinua l'odio. 
Non è un caso che il colpo di mortaio croato fece crollare lo Stari Most, ciò che aveva unito, ora doveva dividere. Nonostante il ponte sia stato ricostruito e la guerra terminata, molti rapporti sono ancora incrinati, lo sa bene la popolazione di Mostar che nella guerra ha perso parenti, amici, morti sotto le macerie, ma anche annientati dall'odio che ne è scaturito.
Mostar è questo, un tuffo nella storia che scorre lungo la Neretva, sarà lei a guidarvi per la città, sarà sempre al vostro fianco a farvi compagnia quando percorrete le strade acciottolate del centro, mentre passeggerete per le strade piene di bazar e negozietti tipici, fino a scendere al di sotto del nuovo Stari Most, imponente, slanciato nei suoi 30 metri.


Torre Nara
Parte integrante dello Stari Most è la Torre Tara, la torre di fortificazione in passato deposito munizioni, oggi invece ospita il circolo dei tuffatori. I tuffatori di Mostar sono i giovani del paese che si lanciano dai 30 metri del ponte nelle acque della Neretva per guadagnare qualche soldo. Li troverete a tutte le ore del giorno in estate, con qualche loro amico che vi porgerà il cappello in cui far calare i vostri marchi convertibili.




Kriva Cuprija
Chiamato anche Ponte Storto, anche esso fu abbattuto durante la guerra e ricostruito. Inciampare nei suoi scalini molto particolari sarà normale, soprattutto se intenti a guardare il panorama che vi si prospetta in ambo i lati.





Come arrivare a Mostar?
Per chi viaggia zaino in spalla come me ci sono diversi collegamenti all'interno della Bosnia e con la vicina Croazia.
Se vi trovate a Sarajevo vi consiglio di prendere il treno, in circa due ore sarete a destinazione.
Da Split in Croazia, uno dei principali porti della nazione, recatevi alla stazione degli autobus, li ci sono diversi collegamenti ogni giorno, non serve prenotare.

Come ho fatto già a Sarajevo, anche a Mostar mi sono unito al Free Walking Tour della città, l'ho fatto coi ragazzi che soggiornavano nel mio Ostello, l'Hostel David, ve lo consiglio per il prezzo, 10euro per notte, in cui è inclusa una ricca colazione. I proprietari sono simpaticissimi e gentilissimi. Disponibile inoltre un'escursione in giornata nel parco tra Mostar e Medjugorie.

Mostar è quel posto che per tutta la vita continuerà a mancarvi, il posto in cui capirete più di ogni altro il valore di un rapporto umano, come curarlo nel tempo, anche dopo un allontanamento saprete che esistono i ponti per ricongiungervi. Mostar ha rimesso in piedi il suo ponte, perché non noi?
E' stato un arrivederci, di questo ne sono certo.